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Oracle fotografa lo scenario dei data center di nuova generazione Stampa E-mail
Scritto da Riccardo Florio   
Mercoledì 11 Gennaio 2012 16:32

Sergio Esposito, country leader Oracle Server and Storage Systems di Oracle Italia

Nuovo appuntamento con il Next Generation Data Center index, l’indice numerico definito da Oracle e redatto dalla società di ricerche inglese Quocirca, sulla base di interviste fatte a 1000 CIO distribuiti su 10 aree geografiche, su un campione di aziende di livello medio (fatturato superiore a 100 milioni di dollari di fatturato) e grandi (fatturato superiore a 1 miliardo di dollari) assegnando un valore da 0 a 10 a ciascuna domanda.

L’indice fornisce un indicatore relativo al raggiungimento della flessibilità, al perseguimento della sostenibilità e alla supporto offerto al business dal data center delle aziende Europee e del Middle East (USA esclusi). Rispetto ai dodici mesi precedenti emerge un incremento dell’indice globale medio da 5,22 a 5,58 con il maggior scostamento verso l’alto riscontrato nei Paesi Nordici (6,51) e verso il basso in Russia (4,62).

 

«Riteniamo che l’incremento dell’indice sia fortemente condizionato dal fenomeno del Big Data – ha osservato Sergio Esposito, country leader Oracle Server and Storage Systems di Oracle Italia – che rappresenta un elemento critico che alimenta l’esigenza di evoluzione del data center. Nonostante si parli da anni dell’esplosione dei Big Data, le aziende si sono fate trovare impreparate e stanno cercando di capire come organizzarsi per far fronte a questo fenomeno. Soprattutto in alcuni settori come le Telco e Utility si tratta di un tema con un impatto dirompente, alimentato dalla diffusione dei dispositivi mobili connessi in rete il cui numero passerà da 9 a 24 miliardi entro il 2020, dallo sviluppo del 4G, dell’home entertainment, dalla diffusione di applicazioni hosted per le piccole imprese e dall’adozione di soluzioni di Infrastructure as a Service».

In Italia l’indagine ha coinvolto 100 aziende equamente divise tra medie e grandi. Le indicazioni emerse evidenziano una consistente crescita della sensibilità manifestata verso il tema della sostenibilità ambientale che si evidenza come il primo indice, superando anche la flessibilità. Il 15% delle aziende italiane intervistate ha dichiarato di stare formalizzando il processo di sostenibilità, sotto una spinta in buona parte legata ai possibili vantaggi economici ottenibili dai risparmi energetici. A livello di tipologie di data center si evidenzia una diminuzione consistente, rispetto ai dati dell’edizione precedente dell’indagine, nel numero di aziende che decidono di avere un solo data center gestito internamente (che passano dal 55% al 37,5%), mentre la percentuale di aziende che decide di esternalizzare in toto o in parte il proprio data center è passata dal 23% al 41,2%.

«L’80% delle aziende italiane manifesta l’intenzione di far evolvere il proprio data center entro i prossimi due anni - ha precisato Esposito - e cresce, parimenti, l’esigenza di business continuity e zero downtime. I dati emersi in relazione al livello di omogeneità delle piattaforme utilizzate indicano una progressiva standardizzazione verso il lato dell’application server in una situazione che permane però di forte eterogeneità degli ambienti. All’esigenza di consolidamento, che 12 mesi fa rappresentava il trend prevalente negli investimenti legati al data center, si affianca oggi quella del rinnovamento delle facility che rappresentano un elemento limitante per l’evoluzione del data center».

Piuttosto sconfortante è il trend in diminuzione che emerge nell’allineamento tra l’IT e le priorità di business evidenziato dai CIO intervistati; un risultato italiano in controcorrente con quanto accade in altri Paesi.

 
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